Sciopero del 27 febbraio all’Azienda Ospedaliera di Padova: la pazienza è finita

In merito allo sciopero proclamato per domani, 27 febbraio, presso l’Azienda Ospedaliera di Padova, la UIL FPL Veneto esprime pieno e convinto sostegno a Luigi Spada, Segretario Organizzativo, e a tutti i dirigenti sindacali UIL FPL di Padova, che con serietà, rigore e senso di responsabilità stanno rappresentando le legittime istanze delle lavoratrici e dei lavoratori.

«La pazienza è esaurita» dichiara Gottardi Stefano, Segretario Generale UIL FPL Veneto. «Le parole rilasciate dal Direttore Generale Giuseppe Dal Ben nelle recenti interviste, con cui ha sminuito lo sciopero definendolo una semplice protesta pretestuosa e ha tentato di delegittimare le Segreterie di UIL FPL e FP CGIL, sono gravi e offensive non solo per le organizzazioni sindacali, ma per tutto il personale».

Ancora più grave è l’affermazione secondo cui la CISL FP rappresenterebbe la maggioranza dei lavoratori, presentando come “bravi” solo alcuni e insinuando che altri siano strumentalizzati. I numeri ufficiali forniti dall’Azienda raccontano un’altra verità:

  • UIL FPL: 1.070 iscritti

  • CGIL FP: 700 iscritti

  • Totale UIL FPL + CGIL FP: 1.770 iscritti

  • CISL FP: 1.300 iscritti

I dati parlano con chiarezza. O si ignorano consapevolmente, oppure si tenta deliberatamente di scoraggiare i lavoratori dall’esercitare un diritto costituzionalmente garantito: quello di manifestare per la tutela della propria dignità e delle proprie condizioni di lavoro.

Sono mesi – per alcune questioni addirittura anni – che questa Direzione evita il confronto e rinvia le soluzioni. Il personale è stanco. Vive quotidianamente criticità che non possono più essere nascoste dietro dichiarazioni autocelebrative.

Oltre 200 lavoratrici e lavoratori lo hanno ribadito in assemblea, nonostante le enormi difficoltà organizzative legate alla cronica carenza di personale. Hanno partecipato, discusso e votato all’unanimità la proclamazione dello sciopero. Uno sciopero che pagheranno di tasca propria. Un voto unanime rappresenta un mandato chiaro, netto, inequivocabile.

È uno schiaffo morale a chi preferisce compiacersi dei presunti risultati raggiunti, ignorando le condizioni reali in cui si lavora.

Le criticità denunciate sono sotto gli occhi di tutti:

  • forzature organizzative continue;

  • sistematici sforamenti nelle sale operatorie;

  • utilizzo strutturale dei letti “bis” senza incremento di organico;

  • ambienti di lavoro e spazi comuni inadeguati, a partire da spogliatoi e locali per il personale spesso indecorosi e insufficienti.

Nel comunicato del 30 gennaio sono state elencate dieci richieste puntuali, concrete e motivate. Non si tratta di rivendicazioni ideologiche, ma di condizioni minime e irrinunciabili per garantire:

  • dignità lavorativa;

  • sicurezza degli operatori;

  • qualità e sicurezza dei servizi sanitari offerti ai cittadini.

A fronte di ripetute e formali richieste di confronto avanzate dalle organizzazioni sindacali, l’Amministrazione ha scelto di non concedere alcuno spazio reale di dialogo, assumendosi integralmente la responsabilità dell’attuale stato di conflitto.

Non sono più accettabili rinvii, silenzi o promesse generiche.

«I tempi delle risposte sono definitivamente scaduti» conclude Gottardi. «Chi oggi è alla guida dell’Azienda, e si appresta a lasciarla, dovrebbe avere il senso istituzionale di ascoltare chi ogni giorno garantisce il funzionamento dell’ospedale. I lavoratori non chiedono privilegi, chiedono rispetto. E il rispetto non si concede: si riconosce».